Zedded è disco del giorno su Rockit!

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Zedded
Punk, Noise, Hardcore Album del giorno
di Silvio Bernardi, 25/06/2012

Un disco registrato su bobina non puoi fare altro che srotolarlo, per scoprirlo interamente. E se tra le pieghe escono, senza nemmeno starli troppo a cercare, gli Hüsker Dü del periodo “Zen Arcade”, i NoMeansNo, i Gang of Four, i Jesus Lizard beh, un pochino ti incuriosisci. Da dove saltano fuori questi Zedded? E soprattutto, dove andranno a parare?

Dopo un cospicuo numero di ascolti, al volume che si conviene a un album come questo (alto), direi che non ho più dubbi: gli Zedded sono un signor gruppo. Chirurgico, riconoscibile, e più di tutto: con la schiuma alla bocca. Requisito fondamentale, se come loro suoni qualcosa che sta all’incrocio tra noise, hardcore e garage. Affrontando anche il blues senza timori reverenziali (in “Clauco”), come solo pochi in Italia sanno fare (i Waines, da diverso tempo, i primi della fila); riesumando il punk-funk (“Bugatti”), togliendogli di dosso tutto il fighettume e sporcandolo di fango e sudore; o mettendo l’una di fronte all’altra le esclamazioni dell’hardcore punk anni Ottanta con le insicurezze del rock alternativo di inizi Duemila (“Komodo”). Il tutto senza mai deviare dal proprio suono, merito anche di una produzione (ma dai? di Niccolò Mazzantini degli Appaloosa…) ottimamente calibrata. E certo bisogna dire che la scelta della registrazione in presa diretta, live in studio e completamente analogica, ha dato i suoi frutti.

Esordio notevole per i livornesi Zedded, che suonano già in giro da parecchio (quasi dieci anni) ma che solo ora hanno partorito l’agognato full length. Un’ultima buona notizia? È in download gratuito, dal sito della band.

Recensione su NerdsAttack

Davvero non male l’esordio dei livornesi Zedded, dal suono glacialissimo, quasi come se l’avessero registrato in un cementificio, noise punk che unisce Jesus Lizard e Mind Spiders. Un lavoro dal sicuro impatto dove ci possono essere anche brani più melodici come ‘Brownie Honey’ o ‘Buratti’ in mezzo a strigliate noise stop and go e brutalità varie. Dinamico, frenetico, magnetico e destabilizzante, davvero un ottimo inizio! Buono anche il cantato non scontato come si potrebbe pensare ma anzi molto variegato. [****]

Dante Natale

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Recensione per Indie4Bunnies

Quartetto livornese già ben rodato dalla lunga esperienza live, gli Zedded esordiscono con questo self-titled che vanta la produzione artistica di Niccolò Mazzantini, polistrumentista e fondatore dei conterranei Appaloosa, ed è gratuitamente scaricabile dal sito del gruppo (oltreché acquistabile ad un modico prezzo ai concerti).
La collaborazione con Niccolò non deve però trarre in inganno: ben diversa è la proposta degli Zedded, un rock talmente furioso che risulta perfettamente adatta la scelta di registrare l’album in presa diretta, valorizzando così la prepotente irruenza della band.

Sin dalle brevi, ma terribilmente aggressive due tracce d’apertura si ha la possibilità di fare un tuffo salvifico nel rock più caldo e spigoloso, nel continuum che dagli Stooges continua fino ai giorni nostri tramite Sonic Youth, Fugazi, Mudhoney ed ora Zedded.
Nonostante il sound live captured non consenta troppe finezze, si può sentire un afflato orecchiabile e trascinante nel singolo “Bugatti”, mentre la successiva “Love Twice” è pure vetriolo sonico.
Ad assalti all’arma bianca e a testa bassa (“Rope” e “Brownie Honey”) si alterna una sana iconoclastia (“Clauco”) e caracollanti tentazioni math (“Fujiko”), prima di sciogliere appena appena la tensione nella conclusiva “Model Me”.

Inaspettato e potente come un destro ben assestato, l’omonimo debutto degli Zedded è un monumento di passione ed energia.

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Recensione su Breakfastjumpers

Zedded – Zedded – 2012

Sono in quattro e sono di Livorno, loro si chiamano Zedded. Il loro omonimo esordio è una cascata di pugni in faccia, un muro sonoro che vi martella fin dalla prima nota e che mi fa salire un gorgoglio intestino come se una nuova versione incazzata di me stesso stesse cercando di uscirmi dalla bocca. Zedded è composto di undici tracce “che fanno le buche per terra”. Clemency è in assoluto la mia preferita forse per quella nota un pò disperata nella voce ma in generale tutto il disco è qualcosa che ti scorre dentro come un fiume in piena, non potete assolutamente perdervelo. Inoltre è in download gratuito dal sito della band. Enjoy!

Recensione su SENTIREASCOLTARE!

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 C’è di certo un forte ascendente Unsane nella sanguigna prepotenza del quartetto livornese Zedded, all’esordio con questo self titled. Fin dalla travolgente doppietta d’apertura Intro/Clemency è tutto uno stridere di chitarre, roboanti giri di basso, ritmiche serrate e ugole violentate a viaggiare diretti sul filo di un hardcore-noise nel quale aleggiano influenze delle più svariate.

Troviamo declinazioni estrapolate da fondamenta blues (Clauco, seguito forse della seminale scuola Scratch Acid?), garagismi caustici (Brownie Honey, Love Twice, Bugatti), episodi di pura esternazione rumorista (Tania) e math-core sbrindellato (Fujiko). Gli Zedded riescono inoltre ad alternare a parentesi tipicamente più disperate e tirate (Komodo), altre maggiormente intese allo scuotere corpi con un approccio sicuramente più orecchiabile (Rope e la conclusiva Model Me).

La violenza diretta e viscerale della band giunge a fondo grazie alla scelta della presa diretta e dell’analogico, a donare al lavoro un sound sporco, poco pettinato e privo di postproduzioni di alcun tipo; slancio testosteronico di gente che sa come elaborare la propria urgenza in contesti di pura aggressione sonora. Sintesi su pianta noise di approcci musicali diversi resi in modo feroce. Non indimenticabili ma sicuramente interessanti nella loro passionalità.

(6.9/10)

Scheda: Zedded

Ottima recensione su Stordisco!

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Zedded – Zedded (Recensione)

13:15 Fabio Valesini

La settimana scorsa il buon YouTube mi suggerisce di guardarmi il ritorno live dei redivivi At The Drive-In. La voglia di volare all’edizione 2012 del Coachella era tanta, gli impegni e gli ostacoli pure, così decido di accontentarmi giulivo dei 50 minuti digitali di concerto, che al momento del “play” immagino come al solito nervosi, energici e irrefrenabili. Bastano quindici minuti: noia. Che succede? Omar calmo in un angolo, Cedric si muove come se fosse costretto a farlo; e i salti scomposti? i passi di salsa sgangherati che lasciavano il pubblico in bilico tra sorriso e stupore? Li cerco per tutto il live con la costante sensazione che dietro le parole “reunion” e “marchetta” si nasconda una perfetta rima baciata. I dubbi si trasformano in certezza quando, senza quasi curarsi del pubblico, i cinque lasciano il palco con l’aria di chi non vede l’ora di timbrare l’odiato cartellino.

Bene, ma cosa c’entra questo con l’album d’esordio degli Zedded?
Energia, nervosismo, irrefrenabilità: questa roba agli Zedded non manca di certo.
“Zedded”, esordio discografico del quartetto livornese, è un disco di cuore e di stomaco, registrato totalmente in presa diretta con rabbia, urgenza e naturalezza. Niccolò Mazzantini, membro degli Appaloosa e supervisore del gruppo in fase di incisione, ha il merito di aver trovato la chiave per fissare su un supporto fisico l’energia live del gruppo che dopo anni di ricerca e di performance forsennate riesce ad infilare affilate schegge post punk nelle orecchie dell’ascoltatore; Clemency , Love Twice, Brownie Honey e Komodo sono la prova lampante di quanto gli Zedded abbiano investito anni e anima per trovare il modo più efficace per appuntire il suono con l’obbiettivo di non passare inascoltati.
Il basso perennemente distorto fa da protagonista per tutta la durata del disco che, nell’uniformità sonora delle tracce, lascia trasparire le influenze più disparate, dalla libertà vocale che a tratti richiama The Blood Brothers e i già citati At The Drive-In, alla disparata eterogeneità chitarristica con echi che vanno dalla ruvidezza rock’n'roll degli MC5 al punk statunitense di inizio anni 80.
Un decina di anni fa Omar Rodriguez Lopez e compagni sancivano la fine di uno dei progetti più travolgenti di fine anni ’90 passando virtualmente il testimone alle nuove e scatenate leve. Gli Zedded quel testimone l’hanno raccolto senza paura e pare non lo molleranno tanto facilmente. Non c’è reunion che tenga.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Autoproduzione

Recensione su Backstreetsbuscadero!

Originale: http://backstreetsbuscadero.wordpress.com/2012/04/27/zedded-zedded/

Hanno alle spalle una gavetta fatta di tanti concerti, sparsi tra Italia ed Inghilterra, gli ZEDDED, quartetto formato da Andrea Filippi (voce), Francesco Sorgente (chitarra), Dario Brandini (basso, cori) e Francesco Benvenuti (batteria). Oggi, col contributo produttivo di Niccolò Mazzantini degli Appaloosa, giungono alla pubblicazione del loro omonimo esordio, disponibile sia in CD che in free download qui. Registrato live in studio, Zedded l’album, cerca di catturare proprio la potenza, l’impatto e la grezza energia sviluppata dalla band nelle sue esibizioni dal vivo. Le radici del loro sound stanno nel noise-core americano degli anni ottanta, però c’è da dire che poi, i ragazzi, riescono abilmente a mescolare le carte e a proporre un disco certamente più variegato. E così se l’Intro che segna l’ingresso all’album, è uno strumentale che proprio nella violenza post-hardcore ha la sua ragion d’essere, la successiva Clemency stempera la virulenza sonica tramite delle traiettorie chitarristiche più liriche, più in linea con quanto fatto oggi da una band come i Fucked Up. In alcuni brani – il primo della serie è Bugatti – viene fuori una certa propensione al post-punk quasi ballabile, che tanto si è (ri)sentito negli ultimi anni, in altri, una predisposizione verso un rock’n’roll crudo ma tutto sommato melodico (per citarne una, la bella Love Twice, un po’ a là Strokes) o verso l’indie-rock dei Pixies (soprattutto in Brownie Honey). Qualche ingenuità e qualche passaggio un po’ a vuoto ci sono, però nell’insieme il disco è un buon biglietto da visita ed un primo mattone su cui costruire quello che verrà. Voi intanto sentitevelo e andate a vederli dal vivo, quando passeranno dalle vostre parti; credo che, soprattutto in quella dimensione, siano capaci di mostrare tutto il loro valore.

Lino Brunetti